Comunicazione che nutre, Consapevolezza

come una dieta di parole nutre la tua salute

Le parole nutrono e la dieta di parole porta leggerezza.

Testo dell’intervento di Claudia Poppi in occasione di Olifestival 2014 – Milano – www.affarnostro.it

Possono le parole che usiamo ogni giorno per comunicare, quelle di cui cerchiamo il significato sul vocabolario, nutrirci, cosi come ci nutre il cibo? La risposta è sì! Vediamo perché Masaru Emoto, dottore giapponese in medicine alternative alla Open International University, è famoso per aver sperimentato la “memoria dell’acqua”: portando sottozero acque di diversa provenienza, giunse al risultato che la cristallizzazione non era uniforme. Infatti, le strutture dei cristalli di acque provenienti da siti incontaminati apparivano simmetriche e armoniose, mentre le acque prelevate dalle fogne dei centri urbani erano disarmoniche. L’esperimento ebbe inoltre un’importante evoluzione: incollando su alcuni vasetti contenenti acqua e riso, etichette con parole a forte valenza emozionale – ad esempio amore, odio e così via – accadde un fenomeno sorprendente: la materia associata a parole positive subiva una decomposizione molto più lenta di quella associata alle parole negative! Da questa esperienza si evince che l’acqua conserva la memoria delle vibrazioni con cui entra in contatto e che le parole sono dotate di energia in grado di generare cambiamenti di stato dell’acqua.

Poiché noi esseri umani siamo costituiti per il 70-90% di acqua, gli esperimenti del dottor Emoto ci guidano verso due importanti osservazioni: primo, le nostre molecole sono la memoria vivente degli stati emotivi con i quali, ogni giorno, entriamo in contatto; secondo, le parole e i pensieri che produciamo influiscono potentemente su noi stessi e sugli altri. Dunque occorre utilizzarli con grande responsabilità, parola che non ci deve intimorire, perché letteralmente significa “abilità di rispondere” a situazioni o problemi.  È dunque una preziosa opportunità e non un peso da portare, un’occasione per aprire la strada a nuove potenzialità evolutive dell’essere, in altre parole responsabilità è la “consapevolezza di una scelta”.

Lo sa molto bene Roberto Benigni, che nel suo film “La tigre e la neve” ci offre un brano davvero coinvolgente che cita: “Il mondo ha iniziato a cambiare quando qualcuno ha iniziato a scegliere.” Sarà proprio questa volontà di scegliere a portarci verso la realizzazione del progetto auspicato da Gandhi, uomo che ha digiunato a lungo dal cibo, ma che ha nutrito se stesso e il suo popolo con grandi parole di speranza e di saggezza, come “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.” Dunque, la cura con cui scegliamo le nostre parole e i nostri pensieri è di fondamentale importanza per le persone che ci stanno intorno e che li ricevono, compresi stessi.

Per cambiare sarà importante quindi capire che un detto come “verba volant, scripta manent” che ci insegnavano fin da bambini, forse non è più così vero, o almeno non è vero che le parole volano nel vento, quasi fossero inconsistenti: le parole hanno un peso, un valore che rimane, un’energia potenziale anche se non vengono scritte!

Ci sarà capitato di sentire o di utilizzare l’espressione: “sono solo parole”: niente di più inappropriato e dannoso!  Insieme alle parole c’è il messaggio che arriva potente all’inconscio ed è per questo che è fondamentale prendere consapevolezza del loro uso. Dentro la parola – e al suo pensiero – c’è un’intenzione che si attiva e sprigiona la sua “magia” manifestando tutto il suo potere come quando si pronuncia una frase alchemica, così che si realizzi il più fantastico degli incantesimi!

I potenti sciamani di ogni regione e cultura, aborigena o siberiana, le curandere sudamericane, le maghe o streghe che dir si voglia, conoscevano bene il potere liberatorio o condizionante della parola: questi operatori sanitari d’altri tempi curavano prima di tutto con l’ascolto, poi con le erbe, infine, univano le potenzialità dei rituali e delle sostanze ricavate in natura con quelle di un uso ben consapevole della parola.

come è una dieta a base di parole perchè le parole nutrono ?

Le “formule magiche” venivano infatti tramandate per via orale solo quando il discepolo manifestava una forte vocazione e una profonda consapevolezza di sé. Sarebbe stato infatti pericoloso affidare una tale responsabilità d’uso dei rituali a chi non fosse stato ben cosciente di se stesso e del proprio cammino di aiuto verso gli altri. Queste figure abitavano presso il villaggio ed erano pienamente sostenute dalla tribù di appartenenza. In cambio, ad  essi veniva affidato il compito di saggi custodi della salute dell’intera popolazione. Come nel caso del nostro caro vecchio medico di famiglia, gli uomini medicina conoscevano ogni cosa di tutti gli abitanti, per questo sapevano suggerire rimedi personalizzati per migliorare lo stato di salute fisica e psichica di ognuno.

Questo sano modo di prendersi cura delle persone – ormai memoria d’altri tempi – mi porta alla mente alcuni operatori sanitari di oggi, che attraverso le parole utilizzate per comunicare una diagnosi, riescono spesso a creare attorno al paziente, che da tempo non è più considerato “persona”, il peggior scenario possibile, funzionale solo a far presagire una lugubre fine, in ottemperanza alle sue dettagliate statistiche, inutili quanto nocive. Inutile dire in che stato potrà sentirsi la persona, quali saranno le vibrazioni che questa percepirà, nell’udire parole come “ il decorso della malattia la porterà a vivere altri 6 mesi”.

Il cervello recepisce e registra con grande precisione. I medici che si trovano a comunicare ai pazienti una prognosi, hanno una forte responsabilità: quando sentenziano “restano solo tre mesi di vita”, il paziente, dopo tre mesi, muore! Anche perché le parole vanno a colpire l’inconscio. Muore soprattutto la speranza e la voglia di reagire positivamente a un evento doloroso. La persona sarà pervasa da emozioni negative e pesanti che andranno a sommarsi allo stato di disarmonia legato alla malattia.

E’ forse questa la modalità giusta per “nutrire” e sostenere l’individuo ammalato ?

Liberarsi del condizionamento delle parole espresse o inespresse, ma ugualmente assorbite è difficile, a volte impossibile: dunque torniamo a sottolineare l’importanza delle parole e la necessità di farne uso consapevole e cauto.

Un sinonimo di nutrimento è “dieta”, parola di derivazione latina che significa “modo di vivere” con particolare riferimento all’assunzione di cibo, ossia non necessariamente, un concetto privativo, ma più uno stile di vita. La dieta definisce, in una visione più globale, di cosa l’animale si nutre.

Quindi, se abbiamo capito che anche le parole fanno parte del nostro “nutrimento” non credete che sia necessario trovare il giusto equilibrio, non solo quando si tratta di cibo ma anche quando si comunica? Non pensate che sia importante gestire entrambi i “nutrimenti” in modo saggio e oculato così da trarre da essi il più alto beneficio?

“Le parole sono semi e se semino grano raccolgo grano, se semino zizzania raccolgo zizzania.” Questo recita un proverbio contadino ricco di autentica saggezza. E, proprio perché le parole germogliano dentro di noi, è necessario portarvi attenzione. Le emozioni che scaturiscono dalle “parole giuste” hanno una presa tale sull’anima della persona, sul suo inconscio più oscuro, da sostenere il cambiamento verso un benessere profondo e globale.

Una mia considerazione: se tutto ciò è utile per recuperare la salute tanto varrebbe non perderla nemmeno! Questo lo si può realizzare attuando una sana politica preventiva, grazie ad una buona “dieta di parole” perché: “Non di solo pane vive l’uomo, ma anche di ogni parola che esca dalla bocca del Signore “, qualunque sia il nostro riferimento emozionale

di Claudia Poppi

Info utili 

Il pensiero positivo si pone come una tecnica di  di miglioramento della qualità della vita mediante la gestione cosciente dei propri pensieri e di conseguenza delle proprie parole. Sintetizzando al massimo, vi si possono riconoscere due principali correnti, la prima di stampo più psicologico, con riprogrammazione del subconscio, tra i cui esponenti vi è la psicologa tedesca Vera Peiffer; la seconda invece si ispira invece a principi metafisico-spirituali e tra i suoi esponenti c’è l’americana Louise Hay.

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about Poppi Claudia

Modenese di nascita, sfoglina di tradizione che porto nel lavoro di Team Bulding la sua passione per la pasta. Amante della semplicità, nel cibo e nelle relazioni. Amo il pensiero di Italo Calvino quando dice che la leggerezza è il contrario della superficialità. Mi occupo di crescita personale e di agevolare la trasformAzione dal 1997 come freelance. Dal 2012 le giornate le investo per aiutare persone, aziende e professionisti a trasformare in modo efficace se stessi e il loro mondo in meglio. Consulente in Sostenibilità per mettere in accordo felicità e produttività. Sostenibilità è una opportunità.