Azienda, sostenibilità

Smart Working per un benEssere da scoprire?

Fare il punto sulla diffusione delle iniziative di Smart Working in Italia nelle grandi imprese, PMI e PA. Attraverso i risultati della Ricerca, il racconto di casi di successo e il confronto con gli attori coinvolti, si approfondirà come lo Smart Working stia cambiando il volto delle sedi aziendali, e come il fenomeno stesso debba evolvere per rendere le organizzazioni sempre più flessibili, attrattive, inclusive, favorendo l’engagement e l’imprenditorialità delle persone.

A che punto è la diffusione dello Smart Working in Italia?

Quali sono le più recenti e migliori iniziative di Smart Working?

Quali differenze si riscontrano nell’adozione tra grandi aziende, PMI e Pubbliche Amministrazioni?

Quanti sono gli Smart Worker in Italia?

Qual è l’evoluzione dello Smart Working?

Il lavoro agile è stato definito nell’ordinamento italiano come una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attivita’ lavorativa. (Wikipedia)

Nelle aziende italiane e nella PA si sta diffondendo il fenomeno dello Smart Working. Oggi esiste anche un quadro normativo di riferimento. Ma di che cosa si tratta, come funziona e quali sono i benefici? Ecco tutto quello che c’è da sapere

perché è importante per il business

Capire il significato dello Smart Working non è immediato e nemmeno così intuitivo. In Italia se ne sente sempre più spesso parlare, e l’attenzione verso modalità di lavoro “smart” sta crescendo: secondo i risultati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano il 58% delle aziende medio grandi ha già introdotto iniziative concrete. Anche nella PA comincia a farsi strada un modello di lavoro “smart”: oltre 4mila dipendenti pubblici operano in remoto (800 in più in un anno) e oggi l’8% delle pubbliche amministrazioni ha progetti strutturati di lavoro agile (contro il 5% del 2017), l’1% ha attivato iniziative informali e un altro 8% prevede progetti dal prossimo anno.

Cos’è lo Smart Working

Ma che cosa è lo Smart Working? L’Osservatorio del Politecnico di Milano lo definisce “una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”.

Come sottolinea Emanuele Madini, Associate Partner di P4I-Partners4Innovation ed esperto di Smart Working ed HR Transformation, «lo Smart Working è un modello organizzativo che interviene nel rapporto tra individuo e azienda. Propone autonomia nelle modalità di lavoro a fronte del raggiungimento dei risultati e presuppone il ripensamento “intelligente” delle modalità con cui si svolgono le attività lavorative anche all’interno degli spazi aziendali, rimuovendo vincoli e modelli inadeguati legati a concetti di postazione fissa, open space e ufficio singolo che mal si sposano con i principi di personalizzazione, flessibilità e virtualità».

Per il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, “lo Smart Working (o Lavoro Agile) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività».

Lo Smart Working non è però una semplice iniziativa di work-life balance e welfare aziendaleper le persone: si innesca in un percorso di profondo cambiamento culturale e richiede un’evoluzione dei modelli organizzativi aziendali, per cui si deve prevedere una roadmap dettagliata fase per fase. Bisogna sempre ricordare, infatti, che è un progetto intrinsecamente multidisciplinare, che presuppone una governance integrata tra gli attori coinvolti.

Come funziona lo Smart Working: le leve di progettazione

Un progetto di Smart Working è quindi un processo di cambiamento complesso che richiede di agire contemporaneamente su più leve e che deve partire da un’attenta considerazione degli obiettivi, delle priorità e delle peculiarità tecnologiche, culturali e manageriali dell’organizzazione.

Inteso come nuovo modo di lavorare che consente un miglior bilanciamento tra qualità della vita e produttività individuale, è quindi anche il risultato di un sapiente uso dell’innovazione digitale a supporto di approcci strategici che puntano sull’integrazione e sulla collaborazione tra le persone, in particolare, e tra le organizzazioni, in generale. In tutto questo la tecnologia gioca un ruolo chiave, perché quando si parla di Digital Transformation nei luoghi di lavoro si pensa anche all’applicazione di tecnologie avanzate per connettere persone, spazi, oggetti ai processi di business, con l’obiettivo di aumentare la produttività, innovare, coinvolgere persone e gruppi di lavoro.

Bisogna comunque sempre tener presente che adottare lo Smart Working non vuol dire soltanto lavorare da casa e utilizzare le nuove tecnologie: è anche, e soprattutto, rivedere il modello di leadership e l’organizzazione, rafforzare il concetto di collaborazione e favorire la condivisione di spazi. Nell’ottica smart, il concetto di ufficio diventa ‘aperto’, il vero spazio lavorativo è quello che favorisce la creatività delle persone, genera relazioni che oltrepassano i confini aziendali, stimola nuove idee e quindi nuovo business.

«Per poter dare concretezza ai principi organizzativi dello Smart Working, occorre creare iniziative congiunte e coerenti afferenti a quattro leve di progettazione che hanno interlocutori aziendali diversi. Le iniziative più mature di Smart Working richiedono di agire su tutte e quattro le leve, tuttavia la priorità con cui vengono attivate dipende dalle esigenze e dalle motivazioni che portano le organizzazioni a intraprendere il percorso verso lo Smart Working», sottolinea Madini.

Secondo il modello proprosto da P4I, una delle leve è quella legata alle policy organizzative, ovvero le regole e linee guida relative alla flessibilità di orario (inizio, fine e durata complessiva), di luogo di lavoro e alla possibilità di scegliere e personalizzare i propri strumenti di lavoro. Poi ci sono le tecnologie digitali che, in funzione della loro qualità e diffusione, possono ampliare e rendere virtuale lo spazio di lavoro, abilitare e supportare nuovi modi di lavorare, facilitare la comunicazione, la collaborazione e la creazione di network di relazioni professionali tra colleghi e con figure esterne all’organizzazione. Anche il layout fisico degli spazi di lavoro, inteso come configurazione degli spazi, ha un impatto significativo sulle modalità di lavoro delle persone e può condizionarne l’efficienza, l’efficacia e il benessere delle persone nel contesto lavorativo: la progettazione degli ambienti è fondamentale per garantire alle persone di lavorare in un luogo che soddisfi le loro necessità professionali, perché lo Smart Working non è praticabile solo fuori dall’ufficio. Infine, come già accennato, ci sono i comportamenti e gli stili di leadership, legati sia alla cultura dei lavoratori e al loro modo di “vivere” il lavoro, sia all’approccio da parte dei capi all’esercizio dell’autorità e del controllo.

Lo Smart Working regolato per legge in Italia

Anche le istituzioni sono ormai consapevoli dell’importanza che ha oggi dare la possibilità ai dipendenti di lavorare in modo flessibile rispetto al luogo e all’orario attraverso l’uso delle tecnologie digitali, proprio in virtù degli effetti positivi riscontrati in termine di qualità di lavoro e di work-life balance. Lo testimonia l’entrata in vigore, nel giugno 2017, della legge 81/2017, il Jobs Act sul lavoro autonomo recante “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”, che disciplina il lavoro agile in Italia.

Su tutto questo, nel nostro Paese, si è innestato anche un importante cambiamento di tipo legislativo: il 10 maggio 2017, il Senato della Repubblica ha infatti approvato in via definitiva il testo del Disegno di legge AC. N. 2233B che disciplina  lo Smart Working, definito, “l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”. È vero, il legislatore ha affrontato il tema dello Smart Working dal punto di vista dei luoghi e degli spazi deputati allo svolgimento delle proprie mansioni, ma non vi è dubbio che anche in ragione del nuovo quadro normativo si stanno aprendo nuove prospettive in termini di gestione dei dipendenti e dei flussi di lavoro, delle comunicazioni e delle filiere.

Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, a un anno dall’entrata in vigore della legge sul Lavoro Agile, nella PA, tra chi ha avviato progetti strutturati di Smart Working, ben il 60% lo ha fatto su stimolo della normativa, mentre solo il 23% degli enti pubblici aveva già pianificato di introdurre il Lavoro Agile prima dell’evoluzione della normativa e il 17% lo aveva introdotto prima dell’entrata in vigore. Tra le imprese invece la situazione è ben diversa: appena il 17% di chi fa Smart Working ritiene la normativa uno stimolo, mentre l’82% delle grandi imprese e il 76% delle PMI aveva lo aveva già introdotto o pensato di farlo prima della legge.

Tra le grandi imprese solo il 6% trova positivo l’impatto della legge, il 49% lo ritiene nullo e il 45% addirittura negativo, principalmente per la complicazione dei processi di trasmissione delle comunicazioni e l’adeguamento degli accordi individuali e delle policy. Più divisa sul tema la PA: per il 27% l’impatto è positivo, per il 43% nullo e per il 30% negativo.

Con la legge di Bilancio 2019, n. 145 del 30 dicembre 2018, è stato modificato l’articolo 18 del c.d. Jobs Act, inserendo il comma 3-bis secondo cui il datore di lavoro che stipula accordi per l’esecuzione della prestazione di lavoro in modalità agile, deve dare priorità alle richieste di Smart Working formulate dalle lavoratrici nei tre anni successivi alla conclusione del periodo di congedo obbligatorio di maternità e a quelle dei lavoratori con figli in condizioni di disabilità. In tal modo opera un vincolo al potere datoriale non solo nell’ambito della stipula del singolo accordo di lavoro agile ma, più in generale, a livello del potere/diritto di organizzazione di impresa e della gestione del personale.

Perché lo Smart Working conviene alle imprese (e non solo)

Lo Smart Working, in estrema sintesi, è una nuova dimensione del lavoro che – sfruttando la Mobility, la Unified Communication & Collaboration e il social computing – da un lato favorisce la produttività individuale e la continuità operativa dell’utente (e quindi del business), e, dall’altro, permette una significativa flessibilità rispetto al posto di lavoro. La chiave di volta? Cambiare i concetti di fruizione del tempo e dello spazio per favorire nuovi modelli di lavoro più efficaci ed efficienti.

Come si è accennato in precedenza, una della principali caratteristiche dello Smart Working è il forte cambiamento culturale. Secondo Madini: «Lo Smart Working presuppone un profondo cambiamento organizzativo e culturale necessario per superare modelli di organizzazione del lavoro tradizionali. Restituire alle persone una maggiore flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari di lavoro e degli strumenti da utilizzare per svolgere le proprie attività lavorative significa creare organizzazioni più flessibili, introdurre approcci di empowerment, delega e responsabilizzazione delle persone sui risultati, favorire la crescita dei talenti e l’innovazione diffusa».

Le persone sono oggi pronte al cambiamento, complice anche la diffusione dello smartphone che consente di comunicare, lavorare, rimanere connessi in mobilità. Il livello di disponibilità all’interazione digitale ha innescato una nuova curva di apprendimento spontanea delle persone, che oggi arrivano in azienda con un livello di preparazione e disponibilità all’innovazione un tempo inimmaginabili.

Entrando più in dettaglio, l’adozione di un modello “maturo” di Smart Working può produrre un incremento di produttività pari a circa il 15% per lavoratore, secondo le più recenti rilevazioni dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano. Volendo proiettare l’impatto a livello di Sistema Paese, considerando che il lavoratori che potrebbero fare Smart Working sono almeno 5 milioni (circa il 22% del totale degli occupati) e che gli Smart Worker ad oggi sono 305mila, l’effetto dell’incremento della produttività media in Italia si può stimare intorno ai 13,7 miliardi di euro, ipotizzando che la pervasività dello Smart Working possa arrivare al 70% dei lavoratori potenziali.

Ma i benefici non sono solo per le imprese: per i lavoratori, anche una sola giornata a settimana di remote working può far risparmiare in media 40 ore all’anno di spostamenti e per l’ambiente, invece, determina una riduzione di emissioni pari a 135 kg di CO2 all’anno, considerando che in media le persone percorrono circa 40 chilometri per recarsi al lavoro e ipotizzando che facciano un giorno a casa di lavoro da remoto.

I dati dell’Osservatorio Smart Working del Polimi

Non si può parlare di Smart Working se non si capisce meglio il contesto. Secondo l’Osservatorio Smart Working 2018, in Italia oggi si possono stimare circa 480mila smart worker, con un aumento del 20% rispetto al 2017, e un’incidenza che tocca ormai il 12,6% del totale degli occupati che, in base alla tipologia di attività di lavoro che svolgono, potrebbero fare Smart Working. Un trend di crescita che risulta facilmente comprensibile alla luce dei benefici che lo Smart Working apporta alle aziende che lo implementano (l’Osservatorio stima un 15% di crescita della produttività), ai lavoratori (miglior equilibrio vita privata-lavoro) e alla collettività, in termini di minore inquinamento dell’aria in virtù della riduzione degli spostamenti. Per il secondo anno consecutivo l’Osservatorio ha preso in considerazione anche le PMI, la cui percentuale dei progetti strutturati di Smart Working rimane stabile all’8%: si tratta di iniziative basate su almeno due delle leve di progettazione dello Smart Working, ovvero flessibilità di luogo, di orario, ripensamento degli spazi, cultura orientata ai risultati e dotazione tecnologica adeguata per lavorare da remoto. Un altro 16%, pur non avendo iniziative strutturate, di fatto implementa informalmente concetti di Smart Working.

La tecnologia che abilita lo Smart Working

A rendere possibile lo Smart Working sono le tecnologie digitali che permettono di scegliere il dove e quando lavorare, sia all’interno che all’esterno dell’organizzazione. Le tecnologie che supportano il lavoro da remoto sono già diffuse. Secondo quanto rilevato dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano le soluzioni a maggiore penetrazione sono quelle a supporto della sicurezza e dell’accessibilità dei dati da remoto e da diversi device (95%), seguite dalle iniziative di Mobility, che prevedono la presenza di device mobili e mobile business app (82%) e dai servizi di Social Collaboration (61%).

Di fatto, gli italiani oggi comunicano attraverso una pluralità di dispositivi proprietari e aziendali (dal 2011 si vendono, e non a caso, più smartpone e tablet che pc): il Bring Your Ownd Device (BYOD) un tempo avversato in azienda è diventato il driver principale del lavoro agile. Anzi, non c’è Smart Working senza Enterprise Mobility Management: secondo l’Osservatorio è oggi il 14% delle organizzazioni ad averlo adotatto. Di conseguenza, cresce l’esigenza di definire le politiche di gestione rispetto alla pluralità di dispositivi fissi e mobili utilizzati delle risorse che lavorano o collaborano con le organizzazioni. La business continuity, infatti, dipende sia dalla governance dei sistemi e dalla loro messa in sicurezza, sia dalla garanzia dei servizi che assicurano massima produttività individuale alle persone che lavorano.

In termini di dotazione tecnologica, quella standard per consentire il lavorare da remotogeneralmente si compone di PC portatile, VPN e servizi di social collaboration. Solo quando necessari vengono introdotti device mobili come smartphone e tablet.

Dunque gestire la mobility è il primo passo delle aziende che vogliono fare Smart Working: secondo le cifre dell’Osservatorio rispetto ai dipendenti sempre presenti in ufficio è mediamente più produttivo (nell’ordine di un + 35-45%) chi lavora con orari flessibili. Questo perché il lavoro agile promuove la produttività individuale indipendentemente dal fatto di essere sempre presenti all’interno dell’azienda e fa assentare dal lavoro un tempo inferiore: circa il 63% in meno di chi svolge il suo lavoro in maniera tradizionale.

Settimana Lavoro Agile – Firenze – Hub Rifredi WorldCafe 27 Sett 2019 – Il lavoro che ha senso

Come lo Smart Working aiuta il Pianeta?

In occasione della Settimana del lavoro Agile , che ha coinvolto e stimolato incontri da Nord a Sud Italia, l’esperienza promossa da Impact Hub Florence e che trovate dettagliata qui ha stimolato l’incontro delle varie rappresentanze territoriali a riflettere sul tema per trovare le coordinate del LAVORO CHE HA SENSO per dare al lavoro un senso collettivo.

Guidati da quattro esperti, Francesco Seghezzi (Presidente Adapt), Michele Faioli, (Docente universitario e Direttore Osservatorio nazionale relazioni industriali, diritto del lavoro e sicurezza sociale), Francesco Luccisano (fondatore www.allavoro.eu) e Marco Tognetti (docente ISIA e Direttore di LAMA), sette tavoli di lavoro si sono confrontati, coadiuvati da un facilitatore ed un rapporteur, su quattro temi principali – tutele, competenze, spazi e tempi, rappresentanza sindacale – per trovare una risposta collettiva alle domande e alle problematiche dei lavoratori di oggi.

Tra le discussioni e i report faccio emergere come lo smart work faccia molto bene anche all’ambiente.

SMART WORKING – KPI EMISSIONI EVITATE – ambiti di impatto

● incremento produttività

● riduzione assenteismo

● accrescimento senso di appartenenza aziendale

● miglioramento clima aziendale

Spazi di lavoro belli, aperti, condivisi, collaborativi; lavoro da casa o da remoto; tempi flessibili, autonomia e lavoro per obiettivi sono aspetti caratterizzanti alcune tipologie di lavoro, legati all’economia della conoscenza e potenzialmente sono caratteristiche applicabili a molti piùcontesti lavorativi. Ma non è così semplice.

Una esperienza di trasformazione come quella che auspichiamo ha come elemento chiave la consapevolezza di essere parte integrante del sistema vita in azienda, si basa sulla fiducia e sull’affidarsi all’altr* per il miglior esito possibile.

La gestione dei collaboratori si auspica che sostituisca il controllo dei dipendenti. Le parole sono semi e usare termini adeguati al cambiamento agevola la trasformazione. Le parole sono semi.

Non esiste smart working senza organizzazioni smart, non esistono spazi che da soli abilitino la collaborazione se non c’è un’organizzazione del lavoro differente. Insomma, ad oggi una rivoluzione incompiuta quella che accade, potrebbe accadere, ma non accadrà finchè di fatto non vi sarà una nuova cultura del lavoro – adottata da tutti, imprese, lavoratori, istituzioni e rappresentanze sindacali e datoriali – in grado di premiare a valutare la qualità piuttosto che la quantità.

E come si fa?

Con la facilitAzione, con un approccio alla trasformazione che parta dalla consapevolezza che la formazione continua e permanete è elemento chiave per il miglioramento degli stili di vita di tutti.

E il pianeta ne guadagna sopratutto perchè viviamo meglio e inquiniamo meno. Bisogna fare in fretta però.

Anche perchè dove non acceleriamo noi è la Natura che ci accende il fuoco sotto i piedi. Infatti in deroga a quanto previsto dalla normativa vigente e solo per il periodo compreso da 01/03/2020 al 31/07/2020, è possibile in tutto il territorio nazionale, attivare il cd “smart working” o lavoro agile,  senza accordo tra le parti.

Il lavoro agile eÌ una diversa modalitàÌ di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato il quale consente ai lavoratori di svolgere la propria prestazione lavorativa al di fuori dei locali aziendali, entro i limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, cosiÌ per come fissati dalla legge e dalla contrattazione collettiva.

Per l’attivazione è necessario compilare e sottoscrivere i tre modelli allegati e rimandarli firmati, successivamente lo studio di Consulente del Lavoro provvederà alla comunicazione obbligatoria da effettuarsi tassativamente, entro il giorno antecedente l’inizio, della prestazione di lavoro agile.

E il Covid con lo Smart Working cosa centra?

Il Covid ha dato una bella mossa. E’ indiscusso ormai che il Covid ha accellerato quello a cui da anni il lavoratore medio italiano resisteva. 

Durante il lockdown oltre sei milioni e mezzo di italiani hanno lavorato in smart working, a fine dell’emergenza Covid solo una parte di questi tornerà a lavorare come prima.

La maggior parte, più di 5 milioni, non tornerà indietro.

Questa é la nuova fotografia scattata dall’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, che in una ricerca ha messo in luce le difficoltà tecnologiche e la gestione del carico di lavoro così come il bilanciamento con le esigenze di vita del lavoro agile, facendo superare pregiudizi e pensare ad una nuova normalità. Nella fase più acuta del coronavirus ci sono stati 6,58 milioni di smart worker d’emergenza (2,11 milioni nelle grandi imprese, 1,85 milioni nella Pubblica Amministrazione, 1,13 milioni nelle Piccole e medie imprese, 1,5 milioni nelle microimprese), circa un terzo dei lavoratori dipendenti italiani, oltre dieci volte più dei 570mila censiti nel 2019. A settembre – calcola lo studio – con i rientri a macchia di leopardo gli smart worker sono scesi a 5,06 milioni. Ma il lavoro da remoto – spiega l’Osservatorio – è ormai entrato nella quotidianità degli italiani ed è destinato a rimanerci: al termine dell’emergenza Covid si stima che quelli che almeno in parte lavoreranno da casa saranno 5,35 milioni. E il 70% delle grandi imprese aumenterà le giornate di lavoro da remoto portandole in media da uno a 2,7 giorni a settimana, mentre una su due modificherà gli spazi fisici. Lo studio mette però in luce come lo smart working abbia rivelato la fragilità tecnologica delle imprese, anche quelle più grandi. Il 69% di queste, ad esempio, ha dovuto aumentare la disponibilità di pc portatili e altri strumenti hardware. Il 38% ha dato ai lavoratori la possibilità di utilizzare i dispositivi personali.

Tre quarti delle amministrazioni pubbliche, poi, hanno incoraggiato i dipendenti a usare dispositivi personali a causa delle limitazioni di spesa e dell’arretratezza tecnologia. Il 43% non ha integrato la dotazione personale dei dipendenti. Tra gli elementi negativi, il fatto che si sia fatto molto telelavoro e poco smart working: il 29% dei lavoratori ha incontrato difficoltà a separare il tempo del lavoro e quello privato e a mantenere un equilibrio fra i due aspetti (28%), oltre a sperimentare una sensazione di isolamento nei confronti dell’organizzazione nel suo insieme (29%). Tra gli aspetti positivi, nelle grandi imprese il miglioramento delle competenze digitali dei dipendenti (71%) e il ripensamento ai processi aziendali (59%).

“L’emergenza Covid19 ha accelerato una trasformazione del modello di organizzazione del lavoro che in tempi normali avrebbe richiesto anni – dice Mariano Corso, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working – Ora è necessario ripensare il lavoro per non disperdere l’esperienza di questi mesi e per passare al vero e proprio smart working che deve prevedere maggiore flessibilità e autonomia nella scelta di luogo e orario di lavoro, elementi fondamentali a spingere una maggiore responsabilizzazione sui risultati”.

E il pianeta ne guadagna sopratutto perchè viviamo meglio e inquiniamo meno. Bisogna fare in fretta però queste valutazioni e il bilancio di sostenibilità aiuta sicuramente. ( LEGGI QUI )

Ogni tanto mi domando però se sono stati previsti adeguati supporti psicologici per chi lavora da casa con figli piccoli in appartamenti di picco le dimensioni e magari con vista su strade trafficate. 

Questo però é un altro articolo e se ne riparla.

Buon Smart Working a tutti. Volete ottimizzare tempo, aria buona e relax? Ecco allora che potete scegliere le proposte della BIO FATTORIA Cà d’Pignat. QUI IL LINK

 

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about Poppi Claudia

Modenese di nascita, sfoglina di tradizione che porto nel lavoro di Team Bulding la sua passione per la pasta. Amante della semplicità, nel cibo e nelle relazioni. Amo il pensiero di Italo Calvino quando dice che la leggerezza è il contrario della superficialità. Mi occupo di crescita personale e di agevolare la trasformAzione dal 1997 come freelance. Dal 2012 le giornate le investo per aiutare persone, aziende e professionisti a trasformare in modo efficace se stessi e il loro mondo in meglio. Consulente in Sostenibilità per mettere in accordo felicità e produttività. Sostenibilità è una opportunità.